Giappone su due ruote: lo Shimanami Kaido

L’itinerario parte da Onomichi, nella prefettura di Hiroshima, per concludersi a Imabari nella prefettura di Ehime. 

Nato come autostrada, questo percorso attrezzatissimo offre delle corsie ciclabili a fianco o sotto quelle carrabili dei ponti che permettono il passaggio da un’isola all’altra; è un vero paradiso sia per il ciclismo su strada che per gli amanti della mountain bike, adatto a tutti i livelli di allenamento e diviso in vari percorsi a seconda della difficoltà.

Attraversare il mare interno, il Mar di Seto, percorrendo questa sinuosa pista ciclabile è un’esperienza imperdibile, ammirando piantagioni di mandarini, silenziosi templi buddhisti incastonati tra le colline, piccoli porti, pescherecci e paesini addormentati in riva al mare.

Il tutto in un contesto naturalistico molto affascinante, tra isole verdissime e tratti di mare burrascoso, dove al cambiare delle maree si formano gorghi potentissimi. 

Un tratto dello Shimanami Kaido

“Principe” di questo percorso ciclabile è il Kurushima Bridge, formato da tre ponti collegati dai sei pilastri, che lo rendono il ponte sospeso più lungo del mondo, di oltre 4 chilometri. Dall’alto si vede un paesaggio immenso: grandi spiagge bianche, qualche tempio, coltivazioni di agrumi e un via vai di imbarcazioni da carico che ne fanno uno dei tratti di mare più trafficati del mondo. 

Ogni due anni si tiene la Cycling Shimanami, giornata in cui il percorso è chiuso alle automobili per la gioia dei ciclisti che possono invadere le strade. Non è una vera e propria gara, ma più un percorso in libertà, sia per i “ciclisti della domenica” che per i professionisti. Lungo il percorso ci sono molti volontari pronti a soccorrere i ciclisti per qualsiasi evenienza, a dimostrazione della grande organizzazione dei giapponesi. Anche nei punti di ristoro è tutto gestito al meglio, nonostante la grande affluenza di gente: i ciclisti, parcheggiate le bici negli appositi punti, si mettono in fila con ordine per gustare maiale stufato, frittelle di tofu e molti altri spuntini gustosi, per poi riprendere a pedalare.

CONTINUA A LEGGERE

Il sumo, lo sport nazionale del Giappone

L’origine di questa forma di lotta è molto antica, ma solo dall’inizio del 1600 (periodo Edo) è diventato uno sport professionistico.

Le regole sono molto semplici: la vittoria spetta al lottatore che atterra o riesce a spingere all’esterno del dohyo l’avversario. Gli incontri possono durare da pochi secondi fino a parecchi minuti. Esistono una settantina di tecniche da poter utilizzare, alcune riguardano il sollevamento o la spinta fuori dal dohyo, altre varie prese e sgambetti. Sono permessi schiaffi con la mano aperta ma solo sulla parte superiore del corpo, non si possono dare pugni, calci e tirare i capelli.

I lottatori sono detti rikishi, e sulla loro bravura si basano le categorie; la più importante è la Yokozuna, a cui appartiene un solo lottatore, il migliore.
Da questa categoria non si può retrocedere: quando il lottatore ritiene di non essere più in grado di competere e vincere, spontaneamente si ritira, cedendo il posto ad altri aspiranti.
Annualmente si svolgono 6 tornei dalla durata di 15 giorni ciascuno. Ogni lottatore ha in programma un incontro giornaliero. Il torneo è vinto dal rikishi che si è aggiudicato il maggior numero di incontri. Con 8 incontri vinti il lottatore sale di categoria, con 8 persi retrocede alla categoria più bassa. Al termine di ogni torneo si stila la classifica, detta banzuke.

Un incontro di sumo

Prima e dopo il combattimento vengono svolti vari rituali che hanno un profondo legame con le antiche tradizioni:

  • Il Makuuchi dohyohiri – Presentazione al pubblico di tutti i lottatori.
    I rikishi salgono sul dohyo per le pubbliche presentazioni. Il rituale prevede un cerimoniale eseguito con movimenti molto particolari delle braccia e gesti scaramantici. I rikishi indossano un grembiule (kenshomawashi) con colori e simboli che li rappresentano.
  • Lo Yokozuna dohyohiri – Apertura combattimenti
    Il primo passaggio è l’entrata dei lottatori, che si posizionano sul dohyo.
    L’apertura dei combattimenti ha ufficialmente inizio solo dopo l’ingresso dello Yokozuna e lo svolgimento del rituale propiziatorio.
  • Il lancio del sale – Prima dell’incontro
    I rikishi compiono un gesto scaramantico a protezione da infortuni, ferite e cadute.
    Da ciotole apposite viene raccolta una manciata di sale, poi gettata sul dohyo.
  • Lo Shiko
    Movimento eseguito dai lottatori: la gamba viene alzata e portata quasi in posizione verticale e poi si compie un movimento opposto portandola verso il basso, sbattendo a terra il piede, così da produrre un forte rumore. È un movimento preparatorio, ma viene utilizzato soprattutto come rito scaramantico per scacciare gli spiriti cattivi dal dohyo.
  • Danza con l’arco – Fine del torneo
    La danza con l’arco svolta da un giovane rikishi, alla fine del torneo, è un rituale che ha più valenze, simboleggia la forza e la vittoria (un arco era il dono ricevuto dal vincitore) ma anche felicità e prosperità.
I rituali di un incontro di sumo

Se siete in Giappone non potete non assistere a un incontro di sumo! I tornei, in particolare, si svolgono a Tokyo nei mesi di gennaio, maggio e settembre, a Osaka nel mese di marzo, a Nagoya a luglio e a Fukuoka nel mese di novembre.

Nel quartiere di Ryogoku, a est di Akihabara, si trova il Kokugikan, la palestra di sumo più famosa di tutto il Giappone. Ci sono palestre anche in altre città, ma sia per il fascino che per la comodità, è preferibile venire qui per assistere a un incontro. Per completare l’esperienza vi consigliamo di mangiare un Chanko Nabe, ciò che mangiano i lottatori di sumo, in uno dei tanti ristoranti specializzati del quartiere, come Tomegata, o ancora meglio Kapou Yoshiba, dove è possibile cenare e allo stesso tempo assistere a piccolo incontro di sumo dal vivo. 

CONTINUA A LEGGERE

Il baseball, lo sport più amato dai giapponesi

La vittoria americana sul Giappone nella cosiddetta Guerra del Pacifico, durante la Seconda Guerra Mondiale, con la conseguente occupazione militare, fece sì che il baseball si radicasse ancor più nel Paese del Sol Levante fino a diventare il nuovo sport nazionale e veder nascere la prima squadra professionistica nel 1934, gli Yomiuri Giants, seguita dalla Nippon Professional Baseball nel 1950. 

Un successo senza dubbio legato alla concentrazione e allo spirito di squadra richiesti, caratteristiche molto apprezzate dai giapponesi. Le squadre di baseball giapponesi non hanno nulla da invidiare a quelle americane. Nel 2006 e nel 2009 esce vincitore dalla World Baseball Classic. La squadra femminile di baseball giapponese vince anch’essa due volte la Coppa del Mondo (nel 2008 e nel 2010).

Attualmente in Giappone ci sono due campionati professionistici, quello della Central League e quello della Pacific League, nei quali si affrontano sei squadre ciascuno da fine marzo ad ottobre. A fine stagione le squadre vincitrici del proprio campionato si affrontano in una serie di sette partite, e quella finale decreta il campione del Giappone. 

Il Tokyo Dome Stadium

Camminando per le strade di qualsiasi città giapponese, accanto ad ogni scuola c’è sempre un campo da baseball nel quale gli studenti si allenano; inoltre è normalissimo vedere per strada ragazzini con mazze e guantoni pronti per giocare. L’attività sportiva è molto importante per la formazione del carattere del giovane giapponese e sicuramente il baseball, che è uno sport di squadra, è stato molto incoraggiato, come è avvenuto per il calcio da noi occidentali.

Se oggi la popolarità del calcio comincia, se non a sostituire, almeno a rivaleggiare quella del baseball, i tornei di primavera e d’estate della Nippon Professional Baseball sono sempre molto seguiti. Dal mese di aprile al mese di ottobre si può misurare la passione giapponese per il baseball, tradotta da una gioiosa e rumorosa atmosfera, durante gli incontri al Tokyo Dome Stadium. 

CONTINUA A LEGGERE